
Yoga, alimentazione e consapevolezza: il viaggio verso una scelta più amorevole.
«La compassione non è soltanto ciò che sentiamo. È ciò che scegliamo di fare, anche quando nessuno ci guarda.»
Ci sono domande che, a un certo punto del nostro cammino, non possiamo più ignorare. Domande che nascono silenziosamente sul tappetino, tra un respiro e l’altro, quando impariamo a osservare senza giudicare, ad ascoltare senza voler cambiare tutto e a riconoscere ciò che prima ci sfuggiva.
Lo yoga ci insegna proprio questo: portare consapevolezza in ogni gesto, in ogni pensiero, in ogni scelta. E allora, se impariamo a essere presenti mentre respiriamo, mentre ci muoviamo, mentre entriamo in una posizione e ne usciamo, perché non portare la stessa presenza anche a tavola? Ci siamo mai fermati a chiederci davvero:
«Che cosa sto mangiando? E, soprattutto, che cosa sto scegliendo di sostenere attraverso il mio cibo?»
Sono domande semplici, eppure capaci di aprire porte inaspettate.
Il cibo: un’abitudine o una scelta consapevole?
Molte delle nostre abitudini alimentari nascono molto prima che siamo in grado di scegliere autonomamente. Cresciamo in una famiglia, in una cultura, in una società che ci trasmette tradizioni, sapori e consuetudini. Impariamo che alcuni alimenti fanno parte della nostra quotidianità, che determinate pietanze appartengono alle feste, che la carne è una componente normale del pasto. E così, spesso, continuiamo a mangiare senza domandarci da dove provenga ciò che abbiamo nel piatto. Non perché siamo insensibili. Non perché non ci importi. Semplicemente, perché è ciò che abbiamo sempre conosciuto. Ma arriva un momento in cui possiamo scegliere di guardare oltre l’abitudine. Possiamo chiederci se ciò che facciamo per tradizione sia ancora in armonia con ciò che sentiamo. Possiamo informarci, approfondire, ascoltare punti di vista diversi dal nostro. Non per mettere in discussione tutto ciò che siamo, ma per permetterci di evolvere. La consapevolezza comincia quando smettiamo di vivere in automatico e iniziamo a interrogarci sul significato delle nostre azioni.
Anche di quelle più quotidiane.
Anche di quelle che sembrano più semplici e scontate.
Come mangiare.
Il nostro cammino: dallo yoga alla scelta vegana
Per noi, la scelta vegana non è arrivata da un giorno all’altro. È maturata nel tempo, accompagnata soprattutto dalla pratica dello yoga. Praticando, abbiamo iniziato ad ascoltare il nostro corpo in modo diverso. Abbiamo imparato a riconoscerne i segnali, a percepire le energie, a comprendere quanto il nostro benessere dipenda anche da ciò che introduciamo al suo interno. Il corpo ha cominciato a sembrarci meno un semplice strumento da allenare e più un luogo da abitare con rispetto. Abbiamo osservato trasformazioni nel nostro modo di sentirci e di praticare. Ci siamo sentiti meglio nel corpo e abbiamo percepito cambiamenti positivi nella nostra energia e nelle prestazioni durante le classi di yoga. Naturalmente, ogni organismo è diverso e l’alimentazione è soltanto uno dei tanti fattori che contribuiscono al benessere. Ma la nostra esperienza ci ha insegnato quanto possa essere importante trovare un modo di nutrirsi che sia in armonia con le proprie esigenze. Eppure, per noi, tutto questo non era che una parte del percorso. La motivazione più profonda non riguardava soltanto la salute.
Riguardava il cuore.
A un certo punto, non siamo più riusciti a separare ciò che sentivamo dentro da ciò che sceglievamo di mettere nel piatto. Abbiamo cominciato a guardare gli animali in modo diverso, o forse abbiamo semplicemente iniziato a vederli davvero. Non più soltanto come una categoria di alimenti, una tradizione gastronomica o una presenza nel paesaggio.
Ma come esseri viventi.
Esseri capaci, ciascuno a modo proprio, di provare sensazioni, cercare sicurezza, instaurare legami e desiderare di vivere. E non siamo più riusciti a nutrirci di loro. Per noi, gli animali destinati a diventare cibo hanno iniziato ad assomigliare sempre più alle nostre cagnoline: creature che amiamo, di cui riconosciamo la personalità, con le quali condividiamo momenti di tenerezza e alle quali desideriamo risparmiare ogni sofferenza evitabile.
Non perché crediamo di essere migliori di chi compie scelte differenti.
Ma perché, a un certo punto, quella scelta non era più in sintonia con la nostra coscienza. Non è stato un gesto di superiorità. È stato un gesto di coerenza con ciò che sentivamo.
Ahimsa: quando la pratica dello yoga incontra la vita
Nello yoga esiste un principio antico, profondo e universale: Ahimsa, la non violenza. È uno degli yama descritti negli Yoga Sutra di Patanjali, una delle fondamenta della pratica yogica. Spesso lo associamo al modo in cui ci comportiamo con gli altri: non ferire con le parole, non agire con aggressività, non alimentare odio o risentimento. Ma Ahimsa può invitarci a guardare ancora più lontano. Può portarci a riflettere sul rapporto che abbiamo con ogni forma di vita, sul modo in cui abitiamo il mondo e sull’impatto delle nostre scelte. La non violenza non è necessariamente un traguardo da raggiungere. Può essere una direzione verso cui camminare, con pazienza e umiltà. Non sempre possiamo evitare ogni forma di sofferenza. Non sempre conosciamo tutte le conseguenze delle nostre azioni. E nessuno di noi vive in una condizione di perfezione assoluta. Possiamo, però, provare a ridurre la sofferenza laddove ne abbiamo la possibilità. Possiamo imparare a riconoscere la vita anche quando non ci somiglia. Possiamo allenare la compassione non soltanto nei momenti in cui è facile, ma anche nelle piccole decisioni quotidiane.
Per noi, la scelta vegana è diventata una delle espressioni concrete di questo principio.
Una maniera di portare fuori dal tappetino ciò che cerchiamo di coltivare sul tappetino.
Perché a cosa serve parlare di unione, di amore e di connessione con il tutto, se poi non ci concediamo mai di interrogare il nostro rapporto con gli altri esseri viventi? Non si tratta di imporci una nuova regola. Si tratta di lasciare che la pratica ci trasformi, lentamente, anche nel modo in cui guardiamo il mondo.
Sri Dharma Mittra: vivere lo yoga come espressione di amore
Tra le persone che hanno profondamente influenzato il nostro cammino c’è Sri Dharma Mittra, insegnante di yoga conosciuto per la sua dedizione alla pratica e per l’importanza che attribuisce alla compassione, alla devozione e alla non violenza. Il suo insegnamento ci ha ricordato che lo yoga non può essere ridotto alle posizioni, alla flessibilità o alla capacità di mantenere un equilibrio sulle braccia.
La pratica è molto più ampia.
È un lavoro interiore che, quando viene coltivato con sincerità, ci invita a trasformare il modo in cui ci relazioniamo con noi stessi, con gli altri e con ogni forma di vita. In questa visione, l’alimentazione non è separata dal cammino spirituale. Diventa una possibilità di vivere con maggiore coerenza i valori che cerchiamo di coltivare. Sri Dharma Mittra promuove un’alimentazione vegana, in sintonia con il suo impegno verso la compassione e la non violenza. Il suo esempio ci ha aiutato a comprendere che il percorso yogico non si esaurisce quando arrotoliamo il tappetino e torniamo alla nostra giornata. Continua nelle nostre relazioni, nelle nostre parole, nel modo in cui ci prendiamo cura del corpo e nelle scelte che compiamo quando nessuno ci osserva. Continua anche a tavola. Ed è proprio qui che il cammino diventa profondamente personale: non basta conoscere un principio, bisogna trovare il modo di incarnarlo nella propria vita. Per noi, questo ha significato scegliere di non alimentarci più di animali. Per altri, la stessa ricerca di consapevolezza potrà assumere forme differenti. Ciò che conta è non smettere di interrogarsi.
Ma siamo davvero fatti per mangiare carne?
È una domanda che merita di essere affrontata senza slogan e senza semplificazioni. Dal punto di vista biologico, gli esseri umani sono onnivori: il nostro organismo è in grado di utilizzare nutrienti provenienti sia da fonti vegetali sia da fonti animali. La nostra dentatura e il nostro apparato digerente presentano caratteristiche compatibili con un’alimentazione varia. Non sarebbe quindi corretto affermare che il corpo umano sia biologicamente incapace di mangiare carne o che la forma delle nostre mascelle dimostri, da sola, che non dovremmo consumarla. Ma c’è una distinzione importante: poter mangiare qualcosa non significa essere obbligati a mangiarla. La possibilità biologica non determina, da sola, la scelta alimentare. Possiamo nutrirci in modi diversi, purché prestiamo attenzione alle nostre necessità nutrizionali. E possiamo anche chiederci quali siano le conseguenze delle nostre abitudini sulla salute, sugli animali e sull’ambiente.
Sul piano della salute, per esempio, è importante distinguere tra le diverse tipologie di carne e le quantità consumate. Le carni lavorate e un consumo elevato di carne rossa sono associati a specifici rischi per la salute, mentre le evidenze non giustificano l’affermazione che ogni alimento di origine animale sia necessariamente nocivo.
Allo stesso tempo, un’alimentazione vegetale ben pianificata può essere nutrizionalmente adeguata e offrire numerosi benefici. Non abbiamo bisogno di alterare i fatti per dare valore alle nostre scelte. Non abbiamo bisogno di dimostrare che tutti gli alimenti animali siano dannosi per riconoscere che, per noi, rinunciarvi è diventato un gesto d’amore. La nostra scelta non nasce dalla convinzione di possedere una verità assoluta.
Nasce dall’incontro tra la nostra esperienza, la nostra sensibilità e il desiderio di vivere in modo più coerente con i nostri valori.
Ed è una ragione che, per noi, è più che sufficiente.
Nutrire il corpo, ma anche la coscienza
Quando parliamo di nutrizione, pensiamo spesso a proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali. Pensiamo alle calorie, all’energia, alla digestione e alla composizione corporea. Sono aspetti importanti. Il cibo deve fornire al nostro organismo tutto ciò di cui ha bisogno, soprattutto quando pratichiamo attività fisica con regolarità. Ma forse possiamo allargare un po’ lo sguardo. Possiamo domandarci non soltanto che cosa riceve il nostro corpo dal cibo, ma anche che cosa esprime la nostra scelta alimentare.
Quali valori desideriamo portare nella nostra quotidianità? Quale rapporto vogliamo costruire con gli altri esseri viventi? Quale mondo desideriamo contribuire a creare, attraverso le possibilità che abbiamo a disposizione?
Non esistono risposte identiche per tutti.
Ognuno porta con sé una storia, una cultura, condizioni personali, necessità fisiche e possibilità economiche differenti. Anche l’accesso agli alimenti, le tradizioni familiari e le esigenze di salute possono influenzare profondamente ciò che mangiamo. Per questo crediamo che la consapevolezza debba sempre accompagnarsi alla comprensione. Non siamo qui per indicare a qualcuno come vivere. Siamo qui per condividere ciò che abbiamo imparato lungo il nostro cammino. E, magari, per ricordare che il cibo può diventare qualcosa di più di un’abitudine: un’occasione quotidiana per avvicinarci alla persona che desideriamo essere.
Una scelta consapevole richiede anche cura
Scegliere un’alimentazione vegana significa assumersi la responsabilità di nutrirsi in modo adeguato. Non basta eliminare gli alimenti di origine animale: occorre sostituirli consapevolmente, costruendo un’alimentazione varia ed equilibrata. Legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca, semi e fonti vegetali di proteine possono contribuire a fornire nutrienti preziosi. È inoltre fondamentale assicurare un apporto adeguato di vitamina B12 attraverso alimenti fortificati e/o un integratore appropriato, poiché una dieta vegana non pianificata non garantisce quantità sufficienti di questa vitamina. A seconda delle esigenze individuali, meritano attenzione anche altri nutrienti, come ferro, calcio, iodio, vitamina D e omega-3. Per chi pratica yoga e desidera mantenere un buon livello di energia, recuperare adeguatamente e sostenere il proprio organismo, un’alimentazione ben pianificata è parte integrante della cura di sé.
La compassione verso gli altri non dovrebbe mai essere separata dalla compassione verso il proprio corpo.
Prendersi cura di sé e rispettare gli altri non sono percorsi in contraddizione.
Possono camminare insieme.
Non vogliamo convincervi. Vogliamo invitarvi a riflettere.
Sappiamo che parlare di alimentazione può toccare corde profonde. Il cibo è memoria, famiglia, identità, tradizione. È il profumo di una casa, una ricetta tramandata, una tavola intorno alla quale ci si ritrova. Le nostre scelte alimentari non sono mai soltanto una questione di ingredienti. Per questo non desideriamo che queste parole vengano lette come un’accusa. Non pensiamo che chi mangia carne sia necessariamente privo di compassione. Non crediamo che una persona possa essere giudicata per intero sulla base di ciò che mangia. La realtà umana è troppo complessa per essere racchiusa in un piatto. Ognuno agisce sulla base di ciò che conosce, di ciò che sente e di ciò che, in un determinato momento della propria vita, ritiene giusto.
Anche noi siamo in cammino.
Non abbiamo tutte le risposte e non pretendiamo di possedere la verità. Semplicemente, abbiamo incontrato una scelta che ci ha permesso di avvicinare il nostro modo di vivere a ciò che sentiamo nel cuore. E desideriamo condividerla. Vorremmo soltanto che, ogni tanto, ciascuno di noi si concedesse un momento per fermarsi.
Prima di acquistare.
Prima di cucinare.
Prima di mangiare.
E si ponesse una domanda, senza paura della risposta:
«Questa scelta è davvero in armonia con ciò in cui credo?»
Non è necessario cambiare tutto in un giorno. Non è necessario sentirsi in colpa. Non è necessario avere subito una risposta. A volte, il cambiamento comincia proprio da una domanda lasciata sedimentare dentro di noi. Da un’informazione cercata con curiosità. Da un nuovo alimento assaggiato. Da un’abitudine osservata con occhi diversi. Da un piccolo gesto che, lentamente, ci conduce verso una maggiore consapevolezza. Non per diventare perfetti. Ma per diventare un po’ più presenti. Un po’ più attenti. Un po’ più capaci di riconoscere la vita anche al di fuori di noi. Lo yoga non finisce sul tappetino Ogni volta che saliamo sul tappetino, iniziamo un dialogo con noi stessi. Impariamo ad ascoltare i limiti senza odiarli, ad accogliere le difficoltà senza arrenderci, a respirare anche quando qualcosa ci mette alla prova. E, forse, il senso più profondo della pratica è proprio questo: permetterci di vivere con maggiore presenza. La vera trasformazione non si misura soltanto nella profondità di una posizione, nella durata di un equilibrio o nella capacità di eseguire un’asana complessa.
Si manifesta anche nel modo in cui guardiamo un altro essere vivente.
Nel modo in cui scegliamo di rispondere alla sofferenza.
Nella disponibilità a mettere in discussione un’abitudine quando sentiamo che non ci rappresenta più.
Nella capacità di amare senza limitarci a ciò che ci è familiare. Per noi, diventare vegani è stato parte di questa trasformazione. Non un punto d’arrivo, ma una tappa del cammino.
Un modo per ricordarci che la compassione, se vogliamo che sia autentica, ha bisogno di trovare spazio anche nelle nostre azioni quotidiane. E che, qualche volta, il cambiamento più grande può cominciare da un gesto apparentemente piccolo: scegliere che cosa mettere nel piatto.
Non chiediamo a nessuno di percorrere la nostra stessa strada.
Chiediamo soltanto di non smettere di camminare con consapevolezza.
Perché forse lo yoga ci insegna proprio questo: a riconoscere che siamo parte di qualcosa di più grande, e che ogni gesto compiuto con amore può diventare un’occasione per onorare questa connessione. Che possiamo imparare a nutrire il corpo senza dimenticare il cuore. A prenderci cura di noi senza ignorare gli altri. A vivere con maggiore gentilezza, un respiro, una scelta, un giorno alla volta.
E se la compassione cominciasse proprio da qui?
Da ciò che scegliamo di portare alla bocca. Da ciò che scegliamo di sostenere. Da ciò che scegliamo di diventare. Che ogni nostra scelta possa avvicinarci un po’ di più alla pace che cerchiamo dentro di noi. Che la nostra pratica possa trasformarsi in amore. Che il nostro amore possa estendersi a ogni forma di vita.
E che la consapevolezza ci accompagni, dentro e fuori dal tappetino.
Om Namah Shivaya. 🙏